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Arcipelago di Desmond O'Grady, a cura di Alessandro Gentili, Città di Vita, Firenze 2005, pp. 64, con 16 xilografie di Pietro Parigi - Euro 12,00.
Una delle voci più significative della poesia irlandese della seconda metà del Novecento - del dopo-Yeats per intenderci - Desmond O'Grady vive la sua condizione umana e artistica di celta-irlandese moderno come continua esplorazione, del continente europeo, il vicino oriente, il mondo arabo, l'America.
Nato a Limerick nel 1935, dopo aver compiuto gli studi dai gesuiti e dai cistercensi, all'età di diciannove anni O'Grady lascia l'Irlanda per un viaggio, ininterrotto, di lunghi passaggi: Parigi, dove alla Berlitz School inizia la sua carriera di insegnante; l'isola di Caldey, in Galles; Roma, dove risiede più tempo; Cambridge, Massachusetts; l'università di Harvard, dove riceve un dottorato in studi celtici; l'isola greca di Paros; e ancora l'università americana del Cairo; l'università di Tabriz in Iran; l'università di Alessandria d'Egitto. Giusto di pochi anni fa è il ritorno in Irlanda, a Kinsale, nella contea di Cork.
Viene così, il lettore dell'Arcipelago di O'Grady, a percorrere un esteso itinerario geo-storico-filosofico che ha come suo presupposto, sostanza e non accidente, l'exsilium. E' infatti in questo status di exsul che il pensatore e lÍartista irlandese, da John Scottus Eriugena a James Joyce e Samuel Beckett, spesso e volentieri trova impulso e potenza creativa.
Se in principio provocato dalla curiositas e insieme dalla desperatio, nel caso specifico del pellegrino irlandese la desperatio di provenire da vicende collettive di divisioni, separazioni e conflitti, il volo viene via via dettato dal fine del suo stesso procedere, che è di rivelazione e creazione. Il passaggio, o ex-silium, diventa allora il suo esatto contrario: si fa permanenza, dimora nell'incessante movimento del vedere e del conoscere nella loro perfetta identità ("Chi ha veduto i misteri, | conosciuto i segreti, | compiuto un lungo viaggio, | ha scoperto tutta una storia | incisa nella pietra", Prologo, II). Il viaggio è sempre iniziazione e svelamento, laboriosa ricerca dell'altro. [Alessandro Gentili]
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